Esposizione a cromo esavalente (cromo VI): rischi e valori limite

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Esposizione a cromo esavalente (cromo VI): rischi e valori limite

Il cromo esavalente, noto anche come cromo VI, è una sostanza utilizzata in diversi processi industriali, la cui esposizione può portare a seri rischi dal punto di vista della salute e sicurezza sul lavoro.


I composti del cromo VI sono classificati come cancerogeni di categoria 1A, quindi sono una causa accertata di cancro nell’uomo, e possono provocare effetti dannosi di diverso tipo, sia nel breve che nel medio e lungo termine (il periodo di latenza tra i tumori legati al cromo esavalente può arrivare anche a 20 anni dopo l’esposizione).

In questo articolo, approfondiamo meglio cos’è il cromo VI, dove si trova, rischi e valori limite di esposizione.

Cos’è il cromo esavalente (cromo VI) e dove si trova

Il cromo è un elemento chimico contraddistinto dal simbolo Cr. L’uso di tale sostanza (poco diffusa in natura) è iniziato a livello industriale solo nel Novecento, dopo più di un secolo dalla sua scoperta.

Le forme più stabili del cromo sono:

  • cromo trivalente (cromo III): forma non cancerogena, è considerato un oligoelemento essenziale per la dieta umana e per il funzionamento degli organismi viventi;
  • cromo esavalente (cromo VI): forma cancerogena, che si presenta come ione cromato e dicromato, e che produce pericolosi effetti tossici.

In generale, si stima che nell’Unione Europea siano potenzialmente esposti al cromo VI circa 900.000 lavoratori. L’esposizione può avvenire per inalazione, ingestione (tramite cibo o acqua) oppure anche per contatto diretto con la pelle.

Infatti, grazie alle sue proprietà anticorrosive, ossidanti e di resistenza all’usura, il cromo esavalente viene impiegato in numerose applicazioni industriali. Ad esempio, viene spesso usato per rivestimenti protettivi e decorativi, così come nella preparazione di diverse leghe.

I settori in cui si verifica maggiormente l’esposizione sono:

  • galvanica funzionale;
  • industria siderurgica;
  • edilizia;
  • cantieri navali;
  • industria del calcestruzzo;
  • officine di riparazione e verniciatura di carrozzerie, camion, treni e aeroplani.

Il cromo VI è anche impiegato come preservante del legno, nell’industria tessile (come mordente e fissativo), nella fabbricazione di smalti e vernici e nella preparazione di farmaci ad uso umano e veterinario.

Di conseguenza, ad essere esposti al rischio sono soprattutto i lavoratori coinvolti nei processi di saldatura di acciaio inox, taglio termico e lavorazioni ad alte temperature.

I rischi del cromo esavalente per la salute dei lavoratori

L’esposizione professionale a cromo esavalente avviene principalmente attraverso l’inalazione di fumi, polveri o aerosol contenenti composti di tale sostanza, ma può verificarsi anche per contatto cutaneo durante operazioni di manutenzione o manipolazione di sostanze chimiche.

Come accennato, gli effetti negativi possono emergere sia nel breve che nel medio-lungo termine. Ad esempio, l’inalazione di elevate concentrazioni può causare sintomi come tosse, starnuti, prurito, sensazione di bruciore, fino ad arrivare – in caso di esposizione prolungata – a ulcere nasali, epistassi, danni al setto nasale, indebolimento del sistema immunitario, danni a stomaco, fegato e polmoni. L’esposizione per inalazione in ambienti di lavoro, nel lungo termine, è associata anche all’insorgere di tumori a polmoni, naso e seni nasali.

L’esposizione cutanea ripetuta, invece, anche a livelli di concentrazione abbastanza bassi, non esclude il legame con la sensibilizzazione cutanea, in quanto il cromo VI può essere assorbito anche attraverso la pelle.

Generalmente, il cromo VI non rimane nell’atmosfera, ma si deposita nel terreno e nell’acqua, motivo per cui l’esposizione (non professionale) può avvenire anche tramite ingestione di cibo e acqua.

La pericolosità del cromo esavalente rende quindi fondamentale individuare precocemente le situazioni di rischio, monitorare i livelli di esposizione e adottare misure di prevenzione e protezione efficaci per ridurre al minimo i rischi per i lavoratori.

Valori limite di esposizione a cromo VI e misure di prevenzione e protezione

Per quanto riguarda i valori limite di esposizione professionale a cromo VI, va ricordato che dal 17 gennaio 2025 non sono più in vigore le misure transitorie, ma si applicano i VLEP definitivi.

Introdotti dalla Direttiva (UE) 2022/431, recepita con il D.Lgs. 4 settembre 2024 n.135 (che aveva apportato importanti modifiche all’Allegato XLIII del D.Lgs. 81/08, ove erano stati inseriti i nuovi limiti di esposizione professionale per diversi agenti CMR), i VLEP per il cromo esavalente sono pari a 0,005 mg/m3.

La gestione del rischio deve quindi partire da una corretta valutazione dell’esposizione, effettuata tramite monitoraggi ambientali e analisi di tutte quelle lavorazioni che possono generare composti del cromo esavalente.

Tra le azioni possibili per prevenire o ridurre l’esposizione al cromo VI possono essere citate:

  • sostituzione di prodotti che includono cromo VI con altri che ne siano privi (o con contenuto inferiore);
  • utilizzo di torce di saldatura aspirata e adeguati sistemi di ventilazione;
  • misurazioni periodiche dell’esposizione;
  • visite periodiche, per una rilevazione precoce dei sintomi;
  • informazione e formazione dei lavoratori sui rischi del cromo esavalente e sulle misure di prevenzione e protezione da adottare;
  • utilizzo di adeguati dispositivi di protezione individuale da parte dei lavoratori (come indumenti protettivi, guanti, protezioni respiratorie, ecc.).

La tua attività prevede mansioni che espongono al rischio da cromo VI e vuoi effettuare una valutazione dei rischi specifica? Vuoi tutelare i lavoratori della tua azienda e rispettare quanto previsto per legge? Contattaci senza impegno per richiedere la consulenza di un nostro professionista.


Immagine di Mario Gelao
Mario Gelao

Consulente specializzato in prevenzione e sicurezza su lavoro, amante di lettura, cinema e disegno.

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Mario Gelao

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