La presenza di polveri pericolose nei luoghi di lavoro è dovuta solitamente alla manipolazione, trasformazione, perdita o scarto delle materie prime usate nei processi di produzione.
L’esposizione a tali polveri può rappresentare un rischio per i lavoratori e comportare conseguenze anche gravi in termini di malattie professionali.
Di recente, l’Inail ha pubblicato una guida tecnica dal titolo “Strategie e misure tecniche per il contenimento e la rimozione delle polveri pericolose nei luoghi di lavoro“. Approfondiamo alcuni punti, in questo articolo.
Esposizione a polveri pericolose: settori, professioni e principali malattie professionali
L’emissione di polveri pericolose sul lavoro può avvenire attraverso attività manuali, macchinari o impianti di processo. Tali polveri possono essere di varie tipologie e riconducibili a processi produttivi molto diversi tra loro.
In generale, i primi quattro settori produttivi maggiormente colpiti da malattie professionali dovute a polveri pericolose includono oltre il 90% dei casi totali. Essi sono:
- costruzioni (46%);
- agro-alimentare (24%);
- legno (11%);
- metalmeccanico (10%).
Seguono, in percentuali minori, i settori delle vernici, della plastica, quello della chimica-cosmetica-farmaceutica e quello dell’elettronica.
Per quanto riguarda le professioni interessate al rischio di malattie professionali polmonari, la quota principale è rappresentata da brillatori e tagliatori di pietre, per i quali il rischio di operare in un ambiente carico di polveri è senza dubbio molto elevato (19,3%). Dopo di loro, ad avere le percentuali più alte sono i lavoratori specializzati in lavorazioni alimentari (9,6%) e nelle costruzioni (6,1%), così come gli agricoltori e operai agricoli specializzati (6,0%).
Tra le principali malattie professionali dell’apparato respiratorio, dovute a esposizione a polveri pericolose, vanno invece menzionate ad esempio:
- broncopneumopatia cronico ostruttiva;
- asma bronchiale;
- silicosi (dovuta a silice libera cristallina);
- polmoniti da ipersensibilità;
- bissinosi (dovuta all’esposizione a tessuti grezzi non sintetici, come lino, cotone, canapa e derivati);
- antracosi (dovuta alla polvere di carbone);
- berilliosi (dovuta all’esposizione a berillio);
- neoplasie polmonari.
L’amianto è stato escluso dall’ambito di riferimento del documento Inail, in quanto sono state analizzate solo le polveri generate da processi produttivi attuali. L’amianto, non essendo più utilizzabile sul mercato, riguarda solo le attività di bonifica, che richiedono un approccio specifico e dedicato.
Esposizione a polveri pericolose: norme e tecniche di campionamento
Il principale riferimento normativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro per la protezione dai rischi dall’esposizione a sostanze pericolose è il D.Lgs. 81/08.
Nello specifico, gli allegati XXXVIII e XLIII forniscono i “Valori Limite di Esposizione Professionale” (VLEP), ovvero i valori di riferimento che indicano la concentrazione media ponderata nel tempo di un agente chimico e/o cancerogeno nell’aria dell’ambiente di lavoro all’interno della zona di respirazione di un lavoratore (in relazione a un determinato periodo di riferimento) per l’esposizione alla quale non si presumono effetti avversi per la maggior parte dei lavoratori.
Per le sostanze di cui la normativa italiana non fornisce limiti, invece, per la valutazione del rischio si può fare riferimento ai limiti proposti dall’ACGIH (American Conference of Governmental Industrial Hygienists), secondo la quale sono previsti dei valori limite di esposizione per circa 700 sostanze pericolose.
Per quanto riguarda le norme tecniche, la UNI EN 689 (“Guida alla valutazione dell’esposizione per inalazione a composti chimici ai fini del confronto con i valori limite e strategie di misurazione“) rappresenta quella più importante per eseguire misurazioni dell’esposizione dei lavoratori, per via inalatoria, agli agenti chimici presenti nell’aria degli ambienti di lavoro.
Tra le diverse tecniche di campionamento proposte vi sono:
- campionamento gravimetrico: l’aria viene aspirata attraverso un filtro e la differenza di peso del filtro prima e dopo il campionamento permette di calcolare la massa delle polveri raccolte;
- campionamento personale: il campionatore è posizionato vicino alla zona respiratoria del lavoratore, per misurare l’esposizione individuale durante l’attività lavorativa;
- campionamento ambientale (o stazionario): il campionatore è posizionato in un punto fisso dell’ambiente di lavoro, per valutare la concentrazione di polveri in una determinata area.
Altri esempi di norme tecniche specifiche, utilizzate per la misurazione degli inquinanti aerodispersi, possono essere:
- UNI EN 481: “Definizione delle frazioni granulometriche per la misurazione delle particelle aerodisperse”;
- UNI EN 482: “Requisiti generali per le prestazioni dei procedimenti di misurazione degli agenti chimici”;
- U. 1998:13: Polveri in Ambienti di lavoro – Determinazione della frazione inalabile delle particelle aerodisperse – Metodo gravimetrico;
- U. 2010:11: metodo gravimetrico per la determinazione della frazione respirabile delle polveri aerodisperse;
- OSHA 07:2000: composti organici volatili in ambiente di lavoro. Adsorbimento dell’aria su fiala in carbone attivo;
- NIOSH 7301 2003: metalli. Prelievo su membrana adsorbente e successiva analisi con ICP;
- NIOSH 7600 1994: cromo VI. Prelievo su membrana adsorbente e successiva analisi colorimetrica;
- U. 759:87: nebbie oleose. Campionamento su filtro in fibra di vetro e successiva determinazione in FT-IR;
- NIOSH 5515 1994: idrocarburi policiclici aromatici. Prelievo su membrana e fiala XAD-2 in serie e determinazione in GC-MS.
Formazione, addestramento e uso dei DPI per la prevenzione del rischio
Per poter prevenire l’emissione di polveri pericolose, le buone prassi suggeriscono di prevedere l’integrazione di sistemi di ventilazione e depolverazione adeguati. Essi permettono di captare alla sorgente la diffusione dell’agente/materiale pericoloso, eliminando o riducendo la concentrazione respirabile nell’aria.
Una vasta sezione del documento Inail è quindi dedicata alle tecnologie e macchine per la filtrazione dell’aria, ma non solo. Grande importanza viene data anche agli aspetti dedicati all’informazione, formazione e addestramento dei lavoratori, così come all’uso dei dispositivi di protezione individuale.
Infatti, le attività formative permettono ai lavoratori di acquisire le competenze necessarie a svolgere il loro lavoro in sicurezza. Ciò è possibile:
- aumentando la consapevolezza dei rischi del lavoratore;
- fornendo informazioni pratiche, affinché il lavoratore sappia riconoscere le misure di prevenzione e protezione da adottare (sia individuali che collettive);
- sviluppando competenze specifiche per i lavoratori che svolgono attività per le quali è previsto l’addestramento all’uso di attrezzature, macchinari, sostanze pericolose e DPI.
Anche per quanto riguarda i DPI, ogni lavoratore deve essere formato (e addestrato, ove previsto) all’uso corretto di tali dispositivi. Nello specifico:
- la formazione deve riguardare la tipologia di DPI e le modalità di utilizzo, cura e manutenzione;
- l’addestramento è indispensabile per ogni DPI di terza categoria e per i dispositivi di protezione dell’udito.
I dispositivi di protezione delle vie respiratorie, in tal senso, possono risultare fondamentali per proteggersi dal rischio di inalazione di sostanze chimiche o biologiche pericolose. La scelta del dispositivo deve tenere conto del tipo di rischio cui è esposto il lavoratore, che può derivare dalla presenza di polveri/fibre, particelle solide, nebbie, goccioline, fumi, gas/vapori, ecc.
Per approfondire, qui puoi consultare il documento completo sull’esposizione a polveri pericolose.
La tua attività espone a tale tipologia di rischio e vuoi essere certo di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori? Contattaci senza impegno per richiedere il supporto di un nostro professionista, effettuare una valutazione dei rischi specifica oppure organizzare un corso di formazione e addestramento.
Fabrizio Cattaneo
Consulente e formatore specializzato in sicurezza sul lavoro e trasporto merci pericolose, amante della montagna.
Fabrizio Cattaneo
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