Malattie professionali nel settore pulizie: alcuni dati

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Malattie professionali nel settore pulizie: alcuni dati

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Il settore delle pulizie include moltissime tipologie di attività e mansioni, in orari anche insoliti e in una vasta gamma di ambienti (uffici, ospedali, alberghi, ecc.).

Con oltre 290 mila lavoratori coinvolti (per la maggior parte dei casi, donne che lavorano part-time o a tempo determinato), l’esposizione ai rischi e la possibilità di sviluppare malattie professionali sono temi cui va posta particolare attenzione.

L’Inail, tramite il progetto Malprof, ha pubblicato un documento proprio per approfondire il tema delle patologie nel settore delle pulizie. Approfondiamo meglio, in questo articolo, i rischi, le malattie professionali e alcuni dati sul contesto italiano.

 

Malattie professionali nel settore pulizie: i fattori di rischio

 

Il settore delle pulizie, secondo la classificazione Ateco 2007, viene identificato con il codice 81.2 e comprende tutte le attività di pulizia, lavaggio e disinfestazione. Sono quindi incluse le attività di servizi per fabbricati e paesaggio, la pulizia generale di edifici, la pulizia specializzata (come quella di impianti e macchinari industriali e la sterilizzazione di attrezzature medico-sanitarie) e altre attività di pulizia, quali rimozione di neve e ghiaccio, pulizia di piscine, treni, aerei, cisterne per trasporti, ecc.

Non sono invece inclusi alcuni servizi (come quelli di colf e pulitori), se i datori di lavoro sono le famiglie o i condomini. Al contrario, tali mansioni sono comprese se svolte alle dipendenze di aziende di pulizia. Sono esclusi anche il trattamento, la raccolta e lo smaltimento di rifiuti, le lavanderie e il lavaggio di autoveicoli.

Come detto, trattandosi di attività che riguardano molte mansioni diverse, anche i pericoli e i rischi ai quali sono esposti gli addetti alle pulizie possono essere molteplici. Tra le principali fonti possono essere considerate:

  • rifiuti raccolti (es. polveri di legno nelle falegnamerie, materiali contaminati da liquidi organici nelle strutture sanitarie, rifiuti tossici e nocivi, ecc.);
  • ambienti e superfici (servizi igienici, pavimenti, arredi, suppellettili), contenitori, cisterne con residui di sostanze nocive (olii, resine, ecc.) o presenza di agenti biologici;
  • sostanze detergenti e disinfettanti utilizzate;
  • attrezzature impiegate per effettuare la pulizia.

Anche le tipologie di rischi nelle imprese di pulizia, di conseguenza, sono diverse. Alcuni esempi sono:

  • rischio chimico, per i prodotti impiegati;
  • rischio biologico, per esposizione a microrganismi, contatto con insetti o animali;
  • rischio fisico (es. rumore o vibrazione dei macchinari usati);
  • rischio da movimentazione manuale dei carichi, posture scorrette, movimenti ripetuti;
  • rischi psicosociali (es. stress lavoro correlato, mobbing, molestie, atti di violenza, ecc.).

In merito a quest’ultimo punto, infatti, non va dimenticato che spesso incidono rapporti di lavoro precari, talvolta sottopagati, l’intensa pressione lavorativa, con orari di lavoro discontinui e frammentati. A ciò contribuisce il fatto che si tratti prevalentemente di lavoratrici donne, spesso di età avanzata e immigrate, anche con difficoltà linguistiche.

 

Effetti sulla salute e malattie professionali nelle pulizie: alcuni dati

 

Nei diversi studi condotti sul tema, è emerso che nel settore delle pulizie sono frequenti soprattutto malattie respiratorie e malattie della pelle associate al lavoro (che nella maggior parte dei casi riguardano donne che lavorano part-time, con una quota significativa di stranieri).

Ad esempio, fattori di rischio sono gli agenti ad azione sensibilizzante e irritante, presenti nei prodotti detergenti e disinfettanti (in particolare se i prodotti vengono usati senza le opportune diluizioni). Questi possono essere responsabili delle malattie a carico dell’apparato respiratorio e della pelle.

Di seguito, ecco alcuni dati sul contesto italiano delle malattie professionali nel settore delle pulizie.

 

Casi riconosciuti, tipologie di malattie professionali e agenti causali nel settore pulizie

 

Nel totale del settore Industria e Servizi, i casi riconosciuti di malattie professionali nel settore pulizie hanno inciso per il 2,6% nel 2024 (342 su 22.602). Il valore più alto, nel periodo preso in esame (2019-2024) è stato il 2,8% del 2023, mentre un calo delle denunce si è avuto nel 2020 (un po’ come in tutti i settori, a causa del Covid-19).

Le informazioni fornite dal sistema MalProf mostrano una netta maggioranza di disturbi del sistema muscoloscheletrico (escluse le malattie del rachide e la sindrome del tunnel carpale), che coprono il 53,6% del totale delle patologie rilevate nei 5 anni. Seguono, appunto, le malattie del rachide (27,6%) e la sindrome del tunnel carpale (14,6%).

Nell’elenco, con percentuali inferiori, trovano spazio anche:

  • sordità e disturbi dell’orecchio (1,5%);
  • tumori maligni (0,6%);
  • malattie del sistema nervoso periferico (0,5%);
  • asbestosi e placca pleurica (0,5%);
  • malattie della pelle (0,5%);
  • malattie psichiche (0,4%);
  • altre patologie (0,3%).

In base ai dati estratti da Marel (Sistema di Sorveglianza “Malattie e Rischi Emergenti sul Lavoro“, che raccoglie le informazioni sulle esposizioni da cui derivano le patologie), vengono invece approfonditi gli agenti causali che hanno un nesso positivo con le patologie nel settore pulizie.

L’insieme di movimentazione manuale dei carichi, movimenti ripetuti degli arti (superiori e inferiori) e posture fisse e/o incongrue pesano per il 71% dei fattori causali delle patologie nel settore. Gli agenti chimici (asbesto, silice, cemento e “altri agenti”) costituiscono invece il 24% (anche se sono i principali responsabili per le dermatiti da contatto irritative e allergiche).

Infine, gli agenti fisici (vibrazioni trasmesse al corpo intero) registrano un 2,1%.

 

Associazione tra malattia e professione nel settore pulizie

 

L’associazione tra il settore e le diverse malattie è stata stimata attraverso il Proportional Reporting Ratio (PRR), un indicatore che può essere applicato ai dati MalProf in quanto rileva anche le informazioni sull’anamnesi lavorativa.

Senza scendere nel dettaglio sul funzionamento di tale rapporto, emerge che – tra le patologie della pelle – le mansioni più associate sono quelle dei collaboratori domestici (dipendenti di aziende di pulizie). Lo stesso vale per la sindrome del tunnel carpale, cui si aggiunge anche il personale non qualificato per la pulizia di uffici, esercizi commerciali, ecc.

Le malattie muscoloscheletriche, a carico soprattutto dell’arto superiore, riguardano invece:

  • personale non qualificato addetto alla pulizia di uffici, esercizi commerciali, ecc.;
  • addetti allo spostamento merci, facchini, fattorini, ecc.;
  • collaboratori domestici (dipendenti di aziende di pulizie).

In generale, per quanto riguarda le specifiche malattie, si evidenzia quindi un’alta associazione tra il settore Ateco delle pulizie e le malattie della pelle.

Come evidenziato nelle conclusioni del documento Inail, che puoi consultare qui, diventa dunque fondamentale attivare interventi di ricerca attiva capaci di illustrare, con maggior precisione, lo stato di salute dei lavoratori nel settore delle pulizie, ponendo attenzione a tutti i fattori di rischio e ai loro possibili impatti.

Inoltre, è necessario favorire l’accesso a percorsi formativi e incrementare la sensibilizzazione in tema di salute e sicurezza sul lavoro, sia per i datori di lavoro e gli addetti alle pulizie che per tutti i soggetti coinvolti.

Lavori nel settore delle pulizie e vuoi tutelare i tuoi lavoratori, rispettando gli obblighi di legge? Contattaci senza impegno per richiedere una valutazione dei rischi specifica o la consulenza di un nostro esperto.

Immagine di Giuseppe Jirillo
Giuseppe Jirillo

Consulente e formatore specializzato in sicurezza sul lavoro e igiene alimentare, amante di calcio, tennis e sci.

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Giuseppe Jirillo

Consulente e formatore specializzato in sicurezza sul lavoro e igiene alimentare, amante di calcio, tennis e sci.

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