L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) hanno pubblicato, a fine agosto, un rapporto congiunto e delle linee guida sulla situazione globale legata al caldo estremo e alle crescenti sfide per i lavoratori.
Intitolato “Cambiamento climatico e stress da calore sul posto di lavoro“, il documento si basa su cinque decenni di ricerche e prove, evidenziando come la salute e la produttività dei lavoratori siano gravemente compromesse dall’aumento delle temperature.
Vediamo, in questo articolo, alcuni dati interessanti e le azioni chiave raccomandate nelle linee guida.
Stress da calore sul lavoro: alcuni dati
Il primo dato che emerge, segnalato dall’OMM, riguarda il fatto che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato. Temperature diurne superiori a 40 °C e persino superiori a 50 °C stanno diventando sempre più comuni, evidenziando la necessità di un’azione immediata per affrontare il peggioramento dell’impatto dello stress da calore sui lavoratori in tutto il mondo.
La protezione dei lavoratori dal caldo estremo non ha a che fare solo con i Paesi situati vicino all’equatore, ma rappresenta ormai una sfida sociale globale. Si tratta di un imperativo sanitario e anche di una necessità economica.
Non a caso, come emerge nel rapporto, la frequenza e l’intensità degli eventi di calore estremo sono aumentate drasticamente, incrementando i rischi sia per i lavoratori che operano all’aperto sia per quelli che svolgono le attività al chiuso.
Oltre a incidere sulla salute, anche la produttività dei lavoratori è coinvolta dall’aumento delle temperature. In base ai dati raccolti, essa diminuisce del 2-3% per ogni grado superiore ai 20 °C.
In totale sono oltre 2,4 miliardi i lavoratori esposti a temperature eccessive in tutto il mondo, con conseguenti 22,85 milioni di infortuni sul lavoro ogni anno. I maggiori rischi per la salute includono:
- colpi di calore;
- disidratazione;
- disfunzioni renali;
- disturbi neurologici.
Le azioni consigliate per mitigare i rischi del caldo estremo
Per affrontare le sfide del caldo estremo, il rapporto chiede l’attuazione di piani di azione adattati a settori e regioni specifici e sviluppati in collaborazione con datori di lavoro, lavoratori, sindacati ed esperti di sanità pubblica.
Diverse sono le azioni consigliate, a partire proprio dallo sviluppo di politiche sanitarie sul lavoro in materia di calore, che tengano conto delle condizioni meteorologiche locali, della specificità dei lavori e delle vulnerabilità dei lavoratori.
A proposito di quest’ultimo punto, un’altra raccomandazione riguarda il focus sulle popolazioni vulnerabili, con particolare attenzione ai lavoratori di mezza età e anziani, alle persone con problemi di salute cronici e a coloro che hanno una forma fisica precaria, che possono essere più sensibili agli effetti dello stress da calore.
La formazione e sensibilizzazione per i primi soccorritori, gli operatori sanitari, i datori di lavoro e i lavoratori rappresenta un altro elemento importante, per riconoscere e trattare correttamente i sintomi dello stress da calore (spesso diagnosticati in modo errato).
Altre azioni raccomandate sono:
- coinvolgere tutte le parti interessate (lavoratori, sindacati, esperti sanitari, autorità locali), nel creare strategie per la salute legata al caldo che siano localmente rilevanti e ampiamente supportate;
- progettare soluzioni efficaci ma anche pratiche, accessibili, sostenibili dal punto di vista ambientale e politiche implementabili su larga scala;
- accogliere l’innovazione, adottando tecnologie che possano aiutare a salvaguardare la salute pur mantenendo la produttività;
- sostenere ulteriori ricerche e valutazioni per rafforzare l’efficacia delle misure di protezione dal calore sul lavoro, garantendo la massima protezione per i lavoratori in tutto il mondo.
Stress da calore estremo: consigli per i lavoratori
In Italia, i mesi estivi sono senza dubbio quelli più complessi per la gestione del rischio da calore estremo, sia nelle attività outdoor che – in certi casi – in quelle indoor (per esempio, in presenza di ambienti non climatizzati o non opportunamente isolati dal caldo).
Alcune Regioni hanno emanato delle ordinanze proprio per fronteggiare la stagione estiva e il rischio da esposizione al calore e alle radiazioni solari. Ad esempio, in Lombardia – nei giorni con livello di rischio “alto” – è vietato lo svolgimento delle attività in condizioni di esposizione prolungata al sole, dalle 12.30 alle 16, fino al 15 settembre 2025.
Nelle “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare“, dello scorso 19 giugno, vengono forniti diversi consigli per la sicurezza dei lavoratori. Tra i principali vi sono:
- riorganizzare il lavoro, evitando le ore più calde e riducendo i tempi di esposizione;
- favorire l’acclimatamento, attraverso ambienti di passaggio con condizioni termiche intermedie;
- utilizzare un vestiario adeguato, comodo, con colori chiari e in fibre naturali;
- organizzare pause in luoghi confortevoli;
- adoperarsi per una corretta idratazione e una dieta appropriata;
- informare e formare i lavoratori su rischi e misure di prevenzione e protezione dei rischi da esposizione al caldo estremo;
- attuare la sorveglianza sanitaria in caso risulti necessaria dalla valutazione dei rischi;
- designare una persona che sovrintenda al piano di sorveglianza per la prevenzione degli effetti del caldo e della radiazione solare;
- evitare il lavoro in solitaria.
Su questo argomento, per approfondire, leggi l’articolo sulla protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare.
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Cristiano Rugolotto
Consulente tecnico specializzato in acustica ambientale, sicurezza sul lavoro e ambiente, amante della fotografia.
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