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Rischi lavoratori del mare: il secondo rapporto INAIL

Rischi lavoratori del mare: il secondo rapporto INAIL

Dopo la prima pubblicazione del 2018 (Gli infortuni dei lavoratori del mare), quest'anno l'Inail ha pubblicato il secondo rapporto sui lavoratori marittimi, dedicato alle Attività e fattori di rischio dei lavoratori del mare.

Se da un lato è proseguito il lavoro di raccolta, archiviazione e analisi delle schede degli infortuni marittimi, dall'altro sono stati implementati nuovi sistemi di monitoraggio per osservare gli effetti sulla salute dei lavoratori.

Accrescere le conoscenze nel settore marittimo permette di supportare la valutazione dei rischi, l'adozione di buone prassi e l'assistenza alle imprese. Vediamo, in questo articolo, alcuni punti interessanti riguardo:

  • infortuni e malattie professionali dei lavoratori marittimi;
  • percezione del rischio da parte dei lavoratori della pesca.

Infortuni dei lavoratori marittimi: alcuni dati

La sezione del rapporto dedicata agli infortuni dei lavoratori marittimi si concentra su diverse tipologie di analisi, dedicate ad esempio a:

  • cause degli incidenti;
  • natura delle lesioni;
  • zona della lesione;
  • luogo dell'incidente;
  • occupazione del lavoratore al momento dell'incidente;
  • misure adottate.

In totale, tra gennaio 2004 e settembre 2022, sono state analizzate quasi 9.300 schede, con un costante decremento degli invii ad Inail Ricerca (da circa 750 all'anno si è passati a meno di 300 oggi).

Dal punto di vista anagrafico, i risultati emersi mostrano che i lavoratori con oltre 55 anni di età sono quelli maggiormente colpiti dagli infortuni, con il 18% dei casi, mentre per quanto riguarda la qualifica a bordo, il personale di coperta è quello coinvolto nella maggior parte degli accadimenti infortunistici (39%).

I luoghi in cui avvengono principalmente gli infortuni sono i ponti: sommando le varie voci riguardanti ponte principale, ponte imbarcazione, ponte di comando e altro ponte, si arriva al 26% del totale degli eventi. Altri luoghi da segnalare sono i locali macchine o officina (16%) e gli accessi, le vie di circolazione, le scale e le vie di fuga (12%).

Su traghetti e navi da crociera gli infortuni accadono maggiormente con la luce artificiale (49%) e con la luce viva (45%). Sulle imbarcazioni da pesca, invece, i casi che si verificano in condizioni di oscurità incidono per il 9%, ovvero proporzionalmente quasi il triplo degli eventi dello stesso tipo per tutte le navi (3,2%).

In generale, le tre principali cause strutturali di infortunio coprono quasi la metà di tutte le altre:

  • caduta a bordo per scivolata (33%);
  • caduta a bordo per altre cause (11%);
  • infortuni causati da attrezzature di ormeggio, cime, verricelli e biscagline (5%).

Le diverse tabelle presenti nella sezione dedicata agli infortuni dei lavoratori marittimi permettono di approfondire molteplici aspetti, quali ad esempio le percentuali di infortuni per tipo di nave e: condizioni di luce, durata dell'uscita in mare, posizione della nave, permanenza a bordo, forza del mare, luogo dell'infortunio, attività del lavoratore, ecc.

Rischi lavoratori del mare: alcuni dati sulle malattie professionali

Il capitolo 4 del rapporto Inail è dedicato alle malattie professionali dei lavoratori marittimi

La quota maggiore di quelle denunciate riguarda il comparto della Pesca marittima, con una media annuale pari a 686 casi, con un picco di 891 denunce nel 2018 e un minimo di 531 nel 2020 (tenuto conto degli effetti dovuti alla pandemia nei comparti “Piccola pesca e acquacoltura” e “Trasporto passeggeri e merci”).

Tra i vari dati riportati, viene registrata nella Pesca e acquacoltura la notevole quota percentuale delle malattie muscoloscheletriche (escluso il rachide), con il 48,4%, seguite dalle malattie del rachide (34,7%), dalla sindrome del tunnel carpale (10,6%) e dalle sordità o altri disturbi dell’orecchio (4,8%). Trascurabili, invece, le quote per le altre malattie.

Il gruppo dei disturbi muscoloscheletrici incide nel complesso per quasi il 94% di tutte le patologie: una delle percentuali maggiori tra tutti i settori di attività economica.

Altro aspetto interessante da considerare riguarda la modifica, nel tempo, del peso delle malattie: fino al 2013 quelle muscoloscheletriche (incluse quelle del rachide e la sindrome del tunnel carpale) registravano una percentuale del 73%. Essa è diventata preponderante (95%) nel periodo 2014-2022, mentre la sordità e i disturbi dell’orecchio sono crollati dal 22% al 4%.

La percezione del rischio dei lavoratori della pesca

Una sezione del rapporto Inail è dedicata anche alla percezione del rischio da parte dei lavoratori della pesca. L'indagine, svolta nelle marinerie di Bisceglie, Mola di Bari, Molfetta, Polignano e Trani, è stata condotta tramite questionario cartaceo, anonimo, suddiviso in 7 aree tematiche:

  • dati individuali;
  • tipologia di pesca esercitata;
  • considerazioni sul lavoro;
  • aspetti di salute e stili di vita;
  • informazione e formazione;
  • considerazioni sui rischi e DPI;
  • infortuni su lavoro.

Per quanto riguarda le considerazioni sui rischi, su 343 questionari compilati, i lavoratori percepiscono di essere esposti in modo eccessivo soprattutto a: rumore (81,1%), vibrazioni (69,5%), posizioni scomode assunte per lungo tempo (42,1%), movimentazione manuale di carichi (40%), contatto con organi di macchinari in funzione (33,7%), contatto con materiali a temperature molto alte o molto basse (26,3%) e ad agenti atmosferici senza adeguate protezioni (25,8%).

Percentuali minori vengono registrate in merito a percezioni relative a esposizioni a rischi quali: schiacciamento da carichi movimentati o sospesi (14,6%), contatto elettrico (14,1%), incendio o esplosione (10,4%), caduta in mare o in stiva (10,4%), agenti chimici o atmosfere con carenza di ossigeno (9,8%), investimento in stiva/banchina (7,4%) e su strade e/o piazzali (4,7%).

L’88,8% dei rispondenti ritiene i DPI utili per lo svolgimento della propria mansione, indicando in particolare gli stivali antiscivolo (83,2%), i giubbini di salvataggio (65,3%), le cuffie antirumore (61,4%) e i guanti (56,1%). Il 69% dichiara di esserne stato addestrato all’uso e alla gestione, il 60,3% di aver ricevuto in dotazione tali dispositivi e il 58,7% di utilizzarli abitualmente.

Per approfondire dati e tabelle su attività e fattori di rischio dei lavoratori del mare, consulta il documento completo relativo al secondo rapporto Inail sui lavoratori marittimi.

Operi nel settore marittimo e vuoi essere certo di tutelare la tua sicurezza e quella di chi lavora con te? Hai bisogno di formazione e addestramento all’utilizzo di specifici DPI? Contattaci senza impegno per richiedere il supporto di un nostro professionista.  


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Scritto da: Renzo Vasselai


Socio fondatore di Studio Essepi, RSPP e consulente esperto in ambito sicurezza e sistemi di gestione, appassionato motociclista.


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