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Chi è e cosa fa il Responsabile del Rischio Amianto (RRA)

Chi è e cosa fa il Responsabile del Rischio Amianto (RRA)

Fino agli inizi degli anni '90 l'amianto è stato largamente impiegato nel settore edile e in quello industriale, con l'Italia tra i maggiori produttori e consumatori in Europa.

Dal 1992, con la legge n. 257, nel nostro Paese sono state vietate la produzione, l'importazione, l'utilizzo e la commercializzazione di questo minerale, di cui sono stati certificati gli effetti - anche gravi - che può comportare sulla salute.

In questo contesto, il DM del 6 settembre 1994 ha poi disciplinato la figura del Responsabile del Rischio Amianto (RRA), obbligatoria in strutture, edifici o impianti ove sia stata accertata la presenza di MCA (Materiali Contenenti Amianto). Vediamo di fare chiarezza, in questo articolo.

Responsabile del Rischio Amianto: quando è obbligatorio

La legge 257 del 27 marzo 1992 non prevede l'obbligo di rimozione delle strutture in amianto già edificate, ma vieta di fabbricarne di nuove. A fare la differenza, infatti, sono la manutenzione e il monitoraggio delle situazioni in cui questo minerale è già presente: quando si deteriora, esso rilascia nell'aria fibre nocive, se inalate dall'uomo.

Non a caso, la norma impone la segnalazione all'ASL della presenza di amianto e la relativa valutazione dei rischi. Quindi, salvo rari casi, quando vengono individuati MCA in un edificio, non scatta in automatico l'obbligo di bonifica, ma andranno identificate le misure di prevenzione più idonee alla situazione. Ad essere obbligatoria, semmai, è la nomina del Responsabile del Rischio Amianto, disciplinata dal DM del 6 settembre 1994.

Dunque, nel momento in cui viene rilevata la presenza di materiali contenenti amianto in un edificio, è necessario mettere in atto un programma di controllo e manutenzione volto a ridurre al minimo l'esposizione al rischio da parte degli occupanti.

Tale programma comporta le seguenti azioni:

  • mantenere in buone condizioni i materiali contenenti amianto;
  • prevenire il rilascio e la dispersione secondaria di fibre;
  • intervenire correttamente nel caso si verifichi un rilascio di fibre;
  • verificare periodicamente le condizioni di MCA.

Responsabile del Rischio Amianto: di cosa si occupa

Il proprietario dell'immobile o il responsabile dell'attività che si svolge in un edificio contenente amianto, è tenuto a designare una figura specifica, ovvero appunto il Responsabile del Rischio Amianto.

Il punto 4 del DM 06/09/94 specifica come tale responsabile abbia "compiti di controllo e coordinamento di tutte le attività manutentive che possono interessare i materiali in amianto".

L'RRA, quindi, è una figura che coordina le attività di manutenzione che riguardano i MCA e che supporta il proprietario o il responsabile nel:

  • tenere idonea documentazione sull'ubicazione dei MCA;
  • garantire il rispetto delle misure di sicurezza (per attività di pulizia, interventi di manutenzione e per ogni evento che possa causare un disturbo dei MCA);
  • fornire agli occupanti dell'edificio una corretta informazione sulla presenza di amianto, sui potenziali rischi e sui comportamenti da adottare.

Andrà quindi redatto un piano di controllo e manutenzione sui MCA, e i materiali dovranno essere etichettati in base ai risultati delle analisi di laboratorio. Inoltre, andranno previsti monitoraggi periodici dell'aria e dello stato di conservazione di tali materiali.

In collaborazione con l'RSPP, il Responsabile del Rischio Amianto dovrà anche verificare l'aggiornamento del DUVRI e il coordinamento con i diversi soggetti coinvolti nelle attività svolte nell'immobile.

Risulta chiaro come i due ruoli di RSPP e RRA siano estremamente sinergici, in quanto il Responsabile del Rischio Amianto si occupa di un rischio specifico e ben definito, che lo stesso RSPP deve prendere in considerazione nella valutazione globale dei rischi e nelle misure di prevenzione e protezione da adottare. Il legame tra le due figure è talmente stretto che è possibile affidare entrambi i ruoli alla stessa persona.

Esposizione al rischio amianto: obblighi del datore di lavoro

Nelle attività lavorative che possono comportare l'esposizione al rischio amianto, l'articolo 249 del D.Lgs. 81/08 prevede l'obbligo del datore di lavoro di effettuare una valutazione dei rischi.

A seconda del singolo caso, quindi, andranno adottate le adeguate misure di prevenzione e protezione, oltre a quelle igieniche (ad esempio per permettere ai lavoratori di mangiare e bere senza rischio di contaminazione). L’obiettivo è quello di limitare l'esposizione al minimo o comunque entro i valori limite stabiliti per legge sull'amianto: 0,1 fibre per centimetro cubo di aria (pari a 100 fibre/litro) come media ponderata su 8 ore.

Tra gli altri obblighi del datore di lavoro, in tema di rischio esposizione ad amianto, vi sono anche:

  • fornire le adeguate informazioni ai lavoratori, su aspetti quali: possibili rischi, norme igieniche, modalità di utilizzo e pulizia di strumenti protettivi e DPI, misure di precauzione, valori limite, ecc.;
  • fornire un'adeguata formazione in materia di prevenzione e sicurezza;
  • sottoporre i lavoratori a sorveglianza sanitaria: prima delle attività di rimozione, manutenzione, smaltimento amianto e poi ogni tre anni (o secondo la periodicità stabilita dal medico competente).

Su questo argomento, potrebbe interessarti anche il seguente articolo del nostro blog: Valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento-amianto.

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Scritto da: Fabrizio Cattaneo


Consulente e formatore specializzato in sicurezza sul lavoro e trasporto merci pericolose, amante della montagna.





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