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Videosorveglianza sul posto di lavoro: cosa devi sapere

Videosorveglianza sul posto di lavoro: cosa devi sapere

Il datore di lavoro può installare un sistema di videosorveglianza nelle sedi lavorative?

A questa e ad altre domande ha dato risposta il Garante per la Privacy, che di recente ha pubblicato una serie di FAQ per chiarire alcuni aspetti in tema di videosorveglianza.

Ad esempio, per quanto riguarda l'installazione di tali impianti sul posto di lavoro, al datore è permesso fare ciò solo per un legittimo interesse, quale:

  • per la tutela del patrimonio aziendale;
  • per esigenze organizzative e produttive;
  • per la sicurezza del lavoro.

Ovviamente, sempre nel rispetto delle normative in materia di privacy e tutela dei diritti dei lavoratori. Vediamo insieme alcuni punti da tenere in considerazione.  

Videosorveglianza e privacy: autorizzazioni

I sistemi di videosorveglianza sono impiegati nei più vari settori: luoghi pubblici (strade, piazze, parchi, monumenti, siti di interesse storico, etc.), istituti scolastici, ospedali, trasporto pubblico, rapporti di lavoro, locali aperti al pubblico, condomini.

È bene ricordare che per installare le telecamere non è prevista alcuna autorizzazione da parte del Garante. Infatti, in base al principio di responsabilizzazione, spetta al titolare del trattamento valutare la liceità e la proporzionalità del trattamento stesso, tenendo presenti:

  • contesto;
  • finalità;
  • rischio per i diritti e le libertà delle persone.

Tuttavia, in caso di videoriprese che possano coinvolgere i lavoratori, entra in gioco lo statuto dei lavoratori e, di conseguenza, è evidente la necessità di individuare un equilibrio tra interessi contrapposti: da un lato le aspettative di sicurezza del titolare, dall’altro la tutela della privacy.

La questione entra in aspetti ancor più delicati nell’ambito del rapporto di lavoro, ove è indispensabile conciliare le legittime esigenze datoriali con la tutela dei diritti dei lavoratori, storicamente garantiti a livello normativo.

Un impianto il cui raggio di azione possa riprendere i lavoratori deve essere autorizzato tramite:

  • verbale di accordo con le rappresentanze sindacali presenti;
  • oppure domanda di istanza alla Direzione territoriale del lavoro (o anche DTL).

Videosorveglianza: riferimenti normativi e informative

In tema di videosorveglianza, i principali riferimenti normativi da rispettare sono GDPR, D.Lgs. 196/2003 e un provvedimento del Garante dedicato a tale tema (10/04/20).

In generale, sono quattro i principi sui quali va posta sempre particolare attenzione, ovvero:

  • trasparenza (informativa);
  • liceità (base giuridica relativa al trattamento);
  • minimizzazione dei dati (tempo di conservazione, raggio di ripresa etc.);
  • sicurezza (accesso ai dati).

Inoltre, le persone oggetto della ripresa (clienti, fornitori, lavoratori, cittadini) devono sempre essere informate del fatto che stiano per accedere a un'area videosorvegliata, a prescindere che il soggetto che tratta i dati sia pubblico o privato.

Per l'informativa può essere utilizzato un modello semplificato (come questo realizzato dall'EDPB - Comitato europeo per la protezione dei dati), l'importante è che sia collocata prima di entrare nella zona videosorvegliata e che - tra le altre informazioni - riporti l'indicazione del titolare del trattamento e la finalità perseguita.

Essa deve anche rinviare al testo completo (contenente tutti gli elementi di cui all´art. 13 del Regolamento europeo), specificando come e dove trovarlo.

Quando non si applica la normativa sulla protezione dei dati nella videosorveglianza

Come specificato nelle FAQ pubblicate dal Garante per la Privacy, ci sono casi di videosorveglianza in cui la normativa in materia di protezione dei dati non si applica.

Un primo esempio, chiaramente, può essere quello di fotocamere false o spente, in quanto non c’è nessun trattamento di dati personali (anche se, nel contesto lavorativo, trovano comunque applicazione le garanzie previste dall’art. 4 della legge 300/1970).

In generale, la normativa non si applica al trattamento di dati che non consentono di identificare le persone, direttamente o indirettamente. Rientrano in questa casistica, dunque, anche le riprese effettuate ad alta quota, come ad esempio quelle svolte con l'utilizzo di droni. Su quest’ultimo argomento, in realtà, sono comunque diverse le implicazioni coinvolte: non solo quelle strettamente legate alle riprese e alla protezione dei dati personali, ma anche quelle inerenti ai potenziali rischi correlati a un utilizzo scorretto di questi strumenti.

Per saperne di più, ti segnaliamo un articolo del nostro blog che potrebbe interessarti: Riprese con droni: privacy e utilizzo, il quadro normativo.

Tra le FAQ del Garante sono, comunque, diversi i temi trattati: dai tempi di conservazione delle immagini alle regole per installare un sistema di videosorveglianza condominiale, fino al controllo in discariche di sostanze pericolose ed "eco piazzole". Qui puoi consultare il documento completo.

Garantire la protezione dei dati personali e il rispetto delle normative in tema di privacy può spesso essere un problema per aziende e attività che non sanno come gestire aspetti anche molto delicati.

Se vuoi essere certo di tutelare i tuoi lavoratori e i tuoi clienti, contattaci oggi stesso per richiedere la consulenza di un nostro esperto.


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Scritto da: Chiara Merci


Consulente e formatrice esperta in igiene alimentare, sistemi di gestione e privacy, cantante e amante di musica e viaggi.





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