pulsante lavora con noi studio essepi

Consulenza e formazione. Dal 1995 un punto di riferimento per aziende e professionisti.

Magazine

Il trattamento dei dati personali durante l'epidemia Covid-19

Il trattamento dei dati personali durante l'epidemia Covid-19

Con l'inizio della "fase 2" e la riapertura (spesso parziale) di molte attività lavorative dopo il periodo di lockdown, le aziende hanno dovuto mettere in atto misure generali e specifiche per limitare al minimo il rischio contagio da Covid-19 sul posto di lavoro.

In attesa di una soluzione definitiva al virus, per la quale sarà però necessario diverso tempo, le imprese devono al momento adeguarsi e modificare i propri processi: utilizzo di mascherine, guanti e disinfettanti, gel per le mani, misurazione della temperatura corporea, distanziamento sociale, sono solo alcune delle procedure da rispettare e che, di conseguenza, fanno nascere nuovi quesiti in termini di privacy e protezione dei dati.

Come funziona il trattamento dei dati personali nel contesto lavorativo, sia pubblico che privato, in questo periodo di emergenza sanitaria? Il Garante per la Privacy, sul proprio sito, ha pubblicato alcune FAQ per rispondere alle domande più comuni sul tema e fornire delle indicazioni utili ad aziende e datori di lavoro. Vediamo, dunque, quali sono i punti più rilevanti. 

Trattamento dati personali: misurazione temperatura e autodichiarazione

Un primo aspetto riguarda la misurazione della temperatura corporea per l'accesso agli spazi aziendali, ovvero una delle misure previste per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica.

Nel caso di rilevazione al personale dipendente, specifica il Garante, non è ammessa la registrazione del dato della temperatura: essa è consentita solo in caso di superamento della soglia stabilita dalla legge e, comunque, quando risulti necessario documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso al luogo di lavoro.

Tra gli obblighi del dipendente, invece, vi è quello di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sul luogo lavorativo, compreso quindi il fatto di provenire da aree a rischio o aver avuto contatti con soggetti risultati positivi al Covid-19.

Tale dichiarazione può essere richiesta anche a terzi (es. visitatori e utenti), per i quali non è però necessario registrare il dato della temperatura corporea neanche nell’eventualità del superamento dei valori limite.

In ogni caso, "dovranno essere raccolti solo i dati necessari, adeguati e pertinenti rispetto alla prevenzione del contagio da Covid-19, e astenersi dal richiedere informazioni aggiuntive in merito alla persona risultata positiva, alle specifiche località visitate o altri dettagli relativi alla sfera privata".

Identità dei dipendenti contagiati e diritto alla riservatezza

Nel caso un dipendente risultasse positivo al Covid-19, il datore di lavoro non può comunicare il nome del lavoratore a meno che il diritto nazionale non lo consenta.

In base al quadro normativo nazionale, dunque, il datore di lavoro procede immediatamente ad avvertire le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il COVID-19 forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute, collaborando con loro per individuare i "contatti stretti" e permettere di attivare in modo tempestivo le misure di profilassi.

Egli non è tenuto, invece, a comunicare l'identità dei dipendenti contagiati né al Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza né agli altri lavoratori: è compito, infatti, delle autorità sanitarie competenti informare i "contatti stretti" del contagiato.

Restano ferme, invece, le misure relative alla pulizia e alla sanificazione dei locali, che il datore di lavoro deve adottare in caso di presenza di persona affetta da Covid-19 sul luogo lavorativo.

Coronavirus e privacy in azienda: trattamento dei dati da parte del medico competente

Anche durante il periodo dell’emergenza, per il medico competente permane il divieto di informare il datore di lavoro sulle specifiche patologie occorse ai lavoratori.

Gli adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria da parte del medico competente si configurano come vera e propria misura di prevenzione di carattere generale, e devono essere effettuati nel rispetto dei principi di protezione dei dati personali e rispettando le misure igieniche incluse nelle indicazioni del Ministero della Salute (cfr. anche Protocollo condiviso del 14 marzo 2020 e aggiornato al 24 aprile 2020).

Inoltre, il medico competente collabora con datore di lavoro e RLS/RLST per proporre tutte le misure di regolamentazione legate al Covid-19, segnalando al datore di lavoro “situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti” (cfr. paragrafo 12 del Protocollo sopra citato). Verranno segnalati, dunque, i casi in cui, secondo il medico, la particolare condizione di fragilità connessa anche allo stato di salute del dipendente ne suggerisca l’impiego in ambiti meno esposti al rischio di infezione. Non è, però, necessario che egli comunichi al datore di lavoro la specifica patologia eventualmente sofferta dal lavoratore.

In tale quadro, il datore di lavoro può trattare i dati personali dei dipendenti solo se normativamente previsto o disposto dagli organi competenti, ovvero su specifica segnalazione del medico competente, nello svolgimento dei propri compiti di sorveglianza sanitaria.

In generale, il Garante per la Privacy, nelle FAQ dedicate alla protezione dei dati durante l'emergenza Coronavirus, oltre all'ambito lavorativo ha affrontato anche altri contesti, quali:

  • quello sanitario;
  • quello scolastico;
  • quello degli enti locali;
  • quello delle sperimentazioni cliniche e delle ricerche mediche.

Qui puoi leggere il documento completo.

Se vuoi approfondire queste tematiche, ed essere certo di garantire la protezione dei dati di lavoratori e clienti, contattaci senza impegno per avere maggiori informazioni e parlare con un nostro professionista.  

articolo aggiornato al 20 maggio 2020


banner ebook studio essepi 


sara-bittesnik-studio-essepi  

Scritto da: Sara Bittesnik


Consulente e formatrice specializzata in igiene alimentare, sistemi di gestione e privacy, amante di cucina ed enologia.





Chiamaci

045 8621499